Quando deve mangiare un cane educato?

Alcuni animali si comportano in modo asfissiante quando il proprietario siede a tavola. Agiscono in tal modo perché ritengono di avere non solo la licenza, ma anche il diritto di poterlo fare. Molto probabilmente un animale che si comporta in questo modo assume anche altri atteggiamenti sgradevoli, definiti di dominanza, in molteplici circostanze. Oltre a pretendere cibo dalla tavola, abbaia al suonare del campanello o sentendo voci e passi al di là della porta di casa. Al guinzaglio si pone sempre davanti e tira, scegliendo la strada da percorrere ed i luoghi in cui sostare. In casa decide dove riposare e quando relazionarsi con i padroni e con gli estranei. Queste ed altre manifestazioni, se presenti, denotano una posizione dominante del cane o del gatto; e se all’interno di una famiglia un animale è riuscito a scalare i gradi gerarchici e divenire dominante sui restanti membri, significa che coscientemente od incoscientemente glielo si è permesso. Un animale, per vivere sereno in casa e fuori, deve necessariamente essere trattato con dolcezza ma fermezza, in modo da fargli comprendere sempre e comunque di essere, seppur rispettato e coccolato, l’ultimo nella scala gerarchica, dopo tutti i famigliari ai quali portare deferenza (e, si auspica, dopo tutti gli altri esseri umani con cui può entrare in contatto). Stabilito questo, il cane o il gatto sarà sempre disponibile ed affettuoso, facilmente gestibile in ogni momento in tutta sicurezza, ben lontano dal creare occasioni di imbarazzo o di pericolo per le persone. Per quanto riguarda la precedenza del pasto, è consigliabile che il cane consumi il suo alimento dopo i padroni, in un luogo tranquillo e fresco, piuttosto lontano dalla sala da pranzo. Se il cane (o il solito gatto) disturba elemosinando o pretendendo del cibo dalla mensa, non lo si deve assecondare, illudendosi di placare le sue insistenze, ma al contrario è preferibile imporsi con fermezza negandogli qualsivoglia boccone. Se infastidisce è sufficiente ignorarlo; se protrae le pretese, è opportuno condurlo alla brandina o metterlo seduto in un luogo dovutamente lontano dalla tavola imbandita. Alcuni proprietari, assecondando criteri di allevamento privi di ogni fondamento etologico, rifiutano il principio della sottomissione gerarchica del proprio animale. I problemi che sovente ne scaturiscono offrono motivo di insoddisfazione nella relazione con l’animale, di dispiaceri o, peggio, di paura per chi ha inseguito l’utopia della relazione paritaria con il proprio amico a quattro zampe.


Alberto FRANCHI
Ambulatorio Veterinario Borgo Venezia - Verona
Ambulatorio Veterinario Avesa - Verona

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