Cosa può provocare la coprofagia nel cane e cosa possiamo fare per curarla?

Il fenomeno dell’ingestione di feci da parte di cani non è raro e viene talvolta male interpretato.Fermo restando che in alcuni, peraltro rari, casi si possa trattare di manifestazioni legate a disturbi digestivi, come malassorbimento, denutrizione, insufficienza pancreatica, risulta ormai chiaro che il fenomeno della coprofagia sia dovuto a problemi d’ansia e conseguenti disturbi ossessivo-compulsivi.Solo nei ruminanti (e nei conigli) l’ingestione delle feci può essere dovuto alla ricerca di vitamine e di principi nutritivi.Ma nel cane adulto che ingerisce sistematicamente le feci da esso stesso deposte la diagnosi è da ricondurre ad una risposta ansiosa da parte del soggetto.Il comportamento inappropriato può essere presente al momento dell’introduzione di un cucciolo in casa, ma anche comparire dopo alcuni mesi, a seguito di non appropriate condizioni ambientali e relazionali in cui il cane adulto si viene a trovare.L’analisi è indispensabile per chiarire di volta in volta a quale causa è conseguente il sintomo.Il più delle volte ho personalmente riscontrato che alcune sviste (o errori) compiute ritualmente, ripetutamente dai clienti favoriscono o inducono la patologia.La terapia che adotto si basa generalmente sull’attenuazione dell’ansia, attraverso la modificazione comportamentale e l’impiego di farmaci nella misura minima indispensabile per spezzare il circolo vizioso dato dal comportamento del cane.Per contro-condizionare il soggetto, ma soprattutto per ottenere il suo rilassamento e inibire la competizione con i proprietari (o con altri animali conviventi) adotto un protocollo alla deferenza, che ha come fine l’attenuazione dell’ansia attraverso la modificazione di alcuni comportamenti dell’uomo per instaurare un nuovo e più corretto rapporto con l’animale.Sono da scartare senza discussione l’impiego di violenze o abusi sul cane.Ricordo che il cane coprofago è un soggetto patologico, che soffre, e non un cane dispettoso, impunito, che fa i dispetti al padrone.Ogni approccio violento in questi, così come in altri frangenti, è destinato non solo ad essere infruttifero, ma anzi ad incrementare lo stato d’ansia dell’animale. Non va punito mai un cane che ingerisce la proprie feci.In alcuni casi il disturbo può essere classificato come una richiesta di attenzione da parte del cane, che ottiene il risultato auspicato ricevendo le attenzioni, seppur malevole e aggressive, dell’uomo.Nel caso di impiego di farmaci, altre a dover considerare attentamente la loro scelta a seconda dei casi e dei soggetti, è da ricordare che il loro impiego è un ausilio alla terapia comportamentale ed è destinato ad esaurirsi in modo graduale nel giro del minor tempo possibile, man mano che si ottengono risultati soddisfacenti.E’ un grave errore, peraltro commesso da molti proprietari, basarsi esclusivamente sulla terapia farmacologica per modulare i comportamenti inappropriati del proprio cane. Si rischia di legare il cane al consumo dei farmaci, per poi farlo ricadere nello stesso comportamento ossessivo-compulsivo qualora vengano sospesi, se parallelamente non sono stati intrapresi i dovuti sforzi per modificare l’ambiente dove vive, il tipo di relazione con i proprietari. In una parola a modificare il suo comportamento patologico attraverso la terapia comportamentale più adatta.


Alberto FRANCHI
Ambulatorio Veterinario Borgo Venezia - Verona
Ambulatorio Veterinario Avesa - Verona

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