Che differenza c’è fra addestrare all’obbedienza un cane ed indurlo alla deferenza?

Esercitare un cane ad eseguire ciecamente degli ordini ed assecondare servilmente i voleri del padrone è un condizionamento ben diverso dall’indurlo, con le dovute tecniche psicologiche, alla deferenza verso colui che ne è il referente. E’ un bell’esercizio, non c’è dubbio, ma non influisce necessariamente sul suo equilibrio psico-fisico. Addestrare un cane non è un’attività che mi compete. Favorire il suo benessere psico-fisico, sì! Nella pratica clinica affronto problemi psicologici in animali reduci da lunghi corsi di obbedienza e di vario addestramento. I proprietari mi ostentano compiaciuti il loro animale mentre esegue prontamente ogni genere di ordini, salvo poi, con atteggiamento di totale resa, chiedere il mio aiuto professionale per risolvere gravi problemi di relazione, comprendenti anche minacce e attacchi di aggressività o angosciosi stati di ansia o panico. Come è possibile che accada ciò? Perché un cane, pur molto ubbidiente, non è remissivo e fiducioso nei confronti del padrone, specie nel momento del bisogno? Perché non è rilassato? Quando l’animale compie quanto richiesto attendendosi un premio, oppure sotto minacce, o ancora allettato da una ricompensa mostratagli, non nutre necessariamente né stima né fiducia nel referente. Ubbidisce: attendendosi una ricompensa, lusingato dallo sbandieramento di una prelibatezza, timoroso di una punizione. In questi casi si è ottenuto un vero compiacimento dell’animale ad eseguire quanto richiesto? E’ in verità appagato il cane per il solo fatto di essere stato utile al padrone, di averlo reso soddisfatto con il suo comportamento? Si è indotto il cane a stimare a tal punto il proprietario da rendergli piacevole eseguire l’ordine per il solo fatto di assecondare l’uomo, il suo referente, l’essere per lui degno di massima stima e fiducia? E’ tranquillo e rilassato in presenza o assenza del referente sapendo di poter in ogni momento di bisogno contare su di lui? Io reputo di no. Per gestire correttamente un cane è indispensabile che esso nutra per il proprietario una profonda deferenza. Solo in questo modo la sua vita sarà rilassata, prevenendo attacchi d’ansia, episodi di aggressività, stati di depressione e altre manifestazioni psico-patologiche, frequentemente indotte da una vita di relazione inappropriata. Lo stato di deferenza e la disciplina che ne consegue prevengono molti stati psico-patologici e sono indispensabili per iniziare la cura di quelli già instauratisi. Con la deferenza si induce il cane ad un comportamento consono alla sua natura ed anche appropriato per la società in cui vive: sia in famiglia sia con estranei o in luoghi pubblici. Il percorso per ottenerla è ovviamente molto più facile se iniziato con un cane in giovane età, ma è facilmente praticabile, se determinati e seguiti professionalmente, anche con animali in età adulta e con soggetti patologici. Secondo il mio modo di lavorare il Protocollo alla Deferenza è un sussidio indispensabile per curare soggetti in vario modo patologici e refrattari ad altri tipi di trattamenti, compresi quelli solamente farmacologici, il cui beneficio termina con la sospensione del farmaco.


Alberto FRANCHI
Ambulatorio Veterinario Borgo Venezia - Verona
Ambulatorio Veterinario Avesa - Verona

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